Un modo di guardare l’essere umano
L’Antropologia Neo-Esistenziale nasce dal lavoro di Ferdinando Brancaleone, Gianfranco Buffardi e Fernando Boscaino, a partire dalla tradizione della logoterapia frankliana e della filosofia dell’esistenza (Heidegger, Jaspers, Husserl). È il modello teorico su cui si fonda ogni intervento di counseling esistenziale AssoISUE.
Il suo punto di partenza è semplice da enunciare, meno da praticare davvero: ogni persona è un Singolo — unica e irripetibile, mai del tutto riducibile a categorie, diagnosi o generalizzazioni. Per questo l’Antropologia Neo-Esistenziale non offre uno schema valido per tutti, ma un modo di avvicinarsi a ciascuno che rispetta questa irriducibilità.
Tre dimensioni, non due
Accanto al corpo (soma) e alla psiche, questo modello filosofico e teorico di riferimento riconosce una terza dimensione costitutiva dell’essere umano: la sfera noetica. È lo spazio in cui una persona non semplicemente vive le cose, ma le comprende, le interpreta, le trascende — attraverso il linguaggio, il pensiero, la costruzione di senso.
Non è un sinonimo di “mente” o “cognitivo”: è qualcosa di più ampio, che include anche l’intuizione, il sentimento, l’immaginazione — tutto ciò con cui una persona si costruisce una visione del mondo.
Perché il senso non è un optional
Una delle intuizioni centrali del modello è che l’essere umano non cerca solo piacere o benessere fisico e psicologico, ma ha bisogno di riconoscere un senso — quello che viene chiamato “appagamento noetico”. Quando questo bisogno resta ignorato o inespresso, la persona non ne è indenne: nasce quello che la tradizione filosofica antica chiamava mancanza di eudaimonia, una vita che fatica a fiorire anche quando, superficialmente, “andrebbe tutto bene”.
Le quattro direzioni della visione del mondo
All’interno della sfera noetica, l’Antropologia Neo-Esistenziale distingue quattro ambiti in cui ogni persona, consapevolmente o meno, si orienta:
- Logica — come ragioniamo, argomentiamo, diamo forma al pensiero
- Etica — i valori, i criteri con cui scegliamo come agire
- Estetica — il rapporto con la bellezza, il sentire, la creatività
- Metafisica — il modo in cui ci confrontiamo con ciò che va oltre l’esperienza immediata: il senso ultimo, la finitezza, la trascendenza
Le situazioni della vita che nessuno evita
Il modello riprende da Karl Jaspers il concetto di situazioni-limite: eventi ineludibili della condizione umana — la finitudine, la morte, il dolore, la colpa, la lotta — che ogni persona, prima o poi, è chiamata ad attraversare. Non affrontarle, o non trovarvi un senso proprio, è spesso all’origine di un disagio più profondo di quanto sembri in superficie.
Uno sguardo, non una terapia
L’approccio filosofico e antropologico del counseling proposto da AssoISUE non sostituisce né la psicologia né la psicoterapia: le riconosce, ma osserva l’essere umano da un punto di vista che quelle discipline, per loro natura, non possono coprire fino in fondo. È lo sguardo che rende possibile il lavoro specifico del Counselor Esistenziale — di cui parliamo nella pagina dedicata alla sua identità professionale.




